Piani individuali di risparmio: benefici e fattori di rischio
Con grandi sacrifici hai messo da parte qualche soldino e oggi ti poni il problema di come amministrarli al meglio. Il risparmio giace tutto sul tuo conto corrente, ma in cosiderazione dei bassissimi tassi d’interesse applicati, si rende necessario trovare uno strumento alternativo di gestione del risparmio. Questo non significa chiudere il conto corrente, ma semplicemente trasferire la liquidità in eccesso, ossia quella che ritieni di non impiegare per pagare le spese ordinarie della famiglia e/o dell'ufficio, su strumenti che possano garantire un miglior rendimento. La domanda in questi casi nasce spontanea: su quali strumenti finanziari occorre indirizzarsi? Le soluzioni sono tante, ovviamente, ma in questo articolo focalizzeremo l'attenzione su uno strumento in particolare: i Piani Individuali di Risparmio (Pir).
Rischio e rendimento degli investimenti
Il risparmio è una risorsa preziosa che dev’essere amministrata nel modo più efficiente e sicuro possibile. Tuttavia come abbiamo scritto nell'articolo "Cosa sapere per gestire al meglio i propri risparmi", l'investimento ideale non esiste, visto che la scelta di investire i propri capitali deve partire dall’individuazione di un bisogno, diverso per ognuno di noi: assicurarsi una pensione integrativa, garantire un futuro ai propri figli, acquistare una casa, farsi delle vacanze, ecc.
Molte volte il primo criterio che adottiamo per valutare la bontà o meno di un determinato investimento è il rendimento: questa tuttavia è la strada più facile per compire delle scelte sbagliate. Non bisogna mai trascurare, infatti, l'altro elemento indissolubilmente associato al rendimento e più che mai utile per una valutazione complessiva dell'investimento finanziario: il rischio. L'equazione è quella secondo cui ad un maggior rischio corrisponde un maggior rendimento. Questo rapporto può anche essere misurato attraverso specifici indicatori, così da ottenere dei numeri utili non solo per le considerazioni in merito alla bontà o meno di un singolo investimento, ma anche per effettuare comparazioni fra diversi strumenti e soluzioni. Gli indicatori più utilizzati sono il VaR (Value at Risk), l’IR (Information Ratio) e l’indice di Sharpe (Sharpe Ratio).
Per valutare il rischio derivante da un investimento è necessario tenere presenti diversi fattori: la solidità patrimoniale delle società che ha emesso quella obbligazione ad esempio, le variazioni del mercato in generale, la necessità di smobilizzare l'investimento prima della scadenza del titolo, la possibilità di disinvestire rapidamente il titolo acquistato, qualora se ne presenti la necessità, l'andamento della valuta (se lo strumento finanziario scelto è denominato ad esempio in dollari e non in euro), le commissioni, spese ed gli altri oneri dovuti all'intermediario, ecc.
Ma il concetto di rischio è associato anche al comportamento dell'investitore, tanto che la sua attitudine al rischio finisce inevitabilmente per condizionare le scelte di investimento.
In funzione di questi elementi si può dunque decidere di investire in strumenti di investimento a rischio basso, ma con rendimenti evidentemente contenuti (titoli di stato, certificati di deposito, conti deposito, ecc.), a rischio medio-alto, ma con rendimenti più elevati (investimenti bilanciati tra azioni e obbligazioni, ecc.), oppure a rischio alto, ma con rendimenti massimi (azioni, fondi azionari, ETF, derivati, ecc.). E in tutto questo i Piani Individuali di Risparmio (Pir) come si collocano? Vediamo innanzitutto cosa sono.